Taranto: la città dei due mari?

A cura di Stefania Benetti, Simone Gamba e Marco Grasso

Negli ultimi decenni, un singolare contesto politico, sociale ed economico hanno reso Taranto un caso esemplare di insostenibilità ambientale e un paesaggio urbano ricco di molteplici contraddizioni. La città jonica si è contraddistinta nella sua storia per una forte interrelazione dell’insediamento con la geografia dei luoghi e con le risorse naturali presenti: la posizione centrale nel Mediterraneo, la presenza abbondante di acque, lo stretto rapporto con l’ampio e ricco entroterra. Questa equilibrata relazione tra economia ed ecologia, paradossalmente, sembra essersi interrotta proprio con l’arrivo dirompente della modernità industriale e con il suo sogno di benessere diffuso.

L’attività si è basata sulla tecnica della film-elicitation: sono stati mostrati una serie di materiali Grazie alla documentazione audiovisiva, ripercorriamo in questa sezione l’evoluzione della Taranto moderna attraverso settant’anni di industrializzazione e di drammatici cambiamenti, per comprendere quali sono stati i principali fattori che hanno permesso la sua trasformazione materiale, culturale e simbolica.

I punti dell’atlante e i rispettivi sintagmi qui raccolti rimandano a fonti variegate, che vanno dai documentari del cinema d’impresa sull’insediamento dell’acciaieria Italsider / ILVA, cinegiornali e inchieste televisive, fino alle rappresentazioni offerte dai video musicali, dal cinema contemporaneo e dai social media. Sono inoltre accompagnati da riflessioni su come il paesaggio tarantino sia stato plasmato in tempi diversi e a diverse scale, attraverso un intreccio di narrazioni dominanti e contro-narrazioni, visioni ufficiali e antagoniste nella quali osserviamo crescere una consapevolezza sempre maggiore sulle tematiche ambientali e sociali.

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